venerdì 23 dicembre 2022

 Geopolitica dell'Artico nel futuro prossimo


Analisi cartografica da "Domani del 23 dicembre 2022"





domenica 18 dicembre 2022

 Alla ricerca del ghiaccio perduto

Da "Il Manifesto 15.12.2022"


Intervista: parlano i glaciologi Dorthe Dahl-Jensen e Johannes Oerlemans, vincitori del Premio Balzan per le scienzenaturali 2022.

(...)

Professoressa Dahl-Jensen e professor Oerlemans, perché la paleo-climatologia è così importante? Quali informazioni riuscite a ricavare dall’analisi dei carotaggi dei ghiacciai?


I carotaggi di ghiaccio ci permettono di individuare strati annuali di ghiaccio grazie ai quali possiamo tornare indietro nel tempo, un po’ come studiare gli anelli di accrescimento dei tronchi degli alberi. In Groenlandia siamo arrivati a 150 mila anni fa, in Antartide a 800 mila anni fa con un’analisi di strati di ghiaccio profondi 3,5 km. Questi ci restituiscono molte informazioni: l’entità delle precipitazioni nevose, il verificarsi di eruzioni vulcaniche, la quantità di gas ad effetto serra presenti nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio, l’energia solare, e, in alcune zone, sulle Alpi, troviamo anche sedimenti con tracce biologiche, come per esempio pollini o licheni che ci danno informazioni sulle forme di vita.
Le carote di ghiaccio profonde della Groenlandia mostrano che il nostro sistema climatico
ha subito grandi e bruschi cambiamenti nel passato, anche senza l’influenza umana, e questo ci aiuta a capire cosa potrà accadere nel futuro. Per esempio, noi sappiamo che tra 130 mila e 115 mila anni fa, durante l’ultimo periodo interglaciale, chiamato Eemiano, le temperature erano di 5°C più alte rispetto al presente in Groenlandia. Sappiamo inoltre che la calotta polare della Groenlandia aveva perso circa il 20% del suo volume che corrisponde all’innalzamento del livello del mare di 2 metri. Siccome si prevede che nell’Artico si verificherà un riscaldamento simile a quello del periodo Eemiano, dobbiamo fare attenzione. 

(...)

Voi studiate anche i flussi di ghiaccio («ice stream»). Cosa sono e perché sono importanti?

 
Possiamo descrivere un «ice stream» come un’area di ghiaccio che si muove più velocemente di altre nella calotta glaciale. È come un fiume di ghiaccio che si riversa in mare. In Groenlandia ce ne sono ovunque, il più eccezionale è lo Jakobshavn Isbræ che si muove ad una velocità di 16 km all’anno, ed è il più veloce del mondo in questo momento.
Dall’anno 2000 tutti gli ice stream hanno accelerato i loro movimenti, aumentando la quantità di ghiaccio, sottoforma di iceberg, e quindi di acqua dolce che riversano nel mare che ha un impatto sull’innalzamento del livello del mare. Noi crediamo che l’aumento della velocità possa essere causato dal riscaldamento del mare, dall’aumento della superficie dell’acqua di fusione che si infiltra sotto gli ice stream e dall’aumento delle precipitazioni nevose. Tuttavia, non siamo ancora in grado di capire a fondo questo fenomeno. Certo è che l’aumento del flusso di acqua dolce dalla Groenlandia potrebbe causare il collasso della Corrente del Golfo nell’oceano Atlantico, con conseguenze molto importanti sul clima globale.

(...)

Il carotaggio del progetto Andrill 2007...

venerdì 18 novembre 2022

 Uscire dal Tce, il Trattato che frena la transizione

Alessandra Arcuri, da "Il Manifesto" - 18.11.2022

 

Il Consiglio dell’Unione Europea sta per adottare una decisione cruciale per le politiche
climatiche italiane e globali. Ma nessuno ne parla. Si tratta dell’approvazione del Trattato
sulla Carta dell’Energia (Tce) nella sua versione ‘modernizzata’.
Il Tce protegge gli investimenti stranieri in materia di energia, inclusi quelli in combustibili
fossili, conferendo diritti straordinari alle multinazionali del gas e del petrolio. Il Tce rimuove
le controversie dalle corti domestiche demandandone la risoluzione a tribunali arbitrali
internazionali.
Questi tribunali sono composti da tre arbitri con irrisolti conflitti d’interessi. Oltre ai danni
richiesti dalle imprese fossili che possono arrivare a miliardi di euro, gli onorari e le spese
per il solo tribunale arbitrale si aggirano in media sul milione di dollari.
Questo significa che gli introiti generati dalla tassazione domestica vengono usati per
pagare cifre oscene ad arbitri internazionali, multinazionali e fondi d’investimento, a scapito
di politiche sostenibili e ammortizzatori sociali che potrebbero facilitare la transizione
energetica.

(...)

Per aver adottato delle normative ambientali che vietano la coltivazione di idrocarburi nel
mare prospiciente le sue coste, l’Italia è stata recentemente condannata a pagare $240
milioni alla società petrolifera Rockhopper.

(...)

bandiere delle preghiere...
Tuttavia la Commissione europea persiste nel supportare il testo modernizzato. Purtroppo
questo testo, negoziato dalla Commissione senza trasparenza e senza il coinvolgimento
della società civile, continua a proteggere almeno sino al 2035 i combustibili fossili ed
estende la protezione a fonti energetiche, come le biomasse, la cui sostenibilità è
discutibile.
Se la proposta della Commissione venisse bloccata, l’Ue dovrebbe uscire dal trattato, anche
alla luce di una decisione della Corte di Giustizia Europea che ne dichiara la parziale
incompatibilità con il diritto europeo. Di contro, con un voto a favore, si corre un grave
rischio che l’Italia resterà indirettamente vincolata al trattato, essendo paese membro
dell’Ue.
Al momento, ci sono 6 procedimenti arbitrali contro l’Italia, che potrebbero costarci molto
caro. Come paese impegnato nella ‘grande sfida della decarbonizzazione’, l’Italia ha tutto
l’interesse a votare contro la proposta della Commissione. Quella che potrebbe apparire la
discussione tecnica su un oscuro accordo internazionale è di vitale importanza per le
politiche sul clima.
La Germania e la Francia hanno appena annunciato che si asterranno dal voto. Questa
decisione è probabilmente il risultato di un dibattito pubblico in cui la società civile ha
espresso le sue critiche rispetto alla rinegoziazione del Tce.
Come voterà l’Italia e perché i cittadini non sono stati informati? Perché non si è aperto un
dibattito pubblico?
Se l’Italia fosse seria nel suo impegno di decarbonizzare l’economia dovrebbe votare no e
cooperare con l’Ue e gli altri Stati membri per un’uscita coordinata dal Tce. Un voto a
favore del Tce modernizzato sarebbe contro l’ambiente e la democrazia ed appannaggio
dell’economia fossile....


 

mercoledì 9 novembre 2022

 Anche lo "studio Ambrosetti" preoccupato per il futuro climatico...


Il rapporto 2022 del think tank Ambrosetti - Il pianeta malato danneggia anche la salute

Da "La Repubblica" del 09/11/2022


Abbiamo perso il «punto di equilibrio fra umanità e ambiente». I passi avanti fatti negli ultimi decenni in termini di aspettativa di vita —dai 65,4 anni del 1990 ai 73 attuali, come media nel mondo — rischiano di essere erosi da «modelli di sviluppo e crescita economica insostenibili». 

(...)

Al centro dell’attenzione c’è la pandemia, l’evento più eclatante della perdita di equilibrio fra uomo e ambiente. Ma altre insidie non sono di minor conto. «L’Antimicrobico- resistenza — o resistenza dei batteri agli antibiotici, scrive il rapporto — rappresenta una delle principali sfide di sanità pubblica a livello globale». Il fenomeno viene descritto come «l’epidemia silenziosa », anche perché fra gli
effetti del riscaldamento del pianeta, attestato finora attorno a 1,1 gradi, ma diretto probabilmente ben oltre gli 1,5 gradi, c’è «l’aumento dei casi di infezioni, dovuto a condizioni ambientali alterate che favoriscono la replica dei vettori di trasmissione ». Tanto che «negli ultimi anni il numero di infezioni trasmesse dagli animali agli uomini è quasi triplicato» e «secondo una ricerca su Nature , il cambiamento climatico può influenzare la diffusione di circa il 58% delle malattie infettive, da comuni virus a malattie mortali come la peste».


L’afa, nell’estate più torrida di sempre e — secondo il dato pubblicato proprio ieri dal sistema satellitare europeo Copernicus —nell’ottobre più caldo della storia (2 gradi in più rispetto alla media degli ultimi 30 anni), solo a luglio di quest’anno ha causato in Italia 2.090decessi, e solo nelle 33 città sentinella prese in esame dal Ministero della Salute. In tutta Europa, aggiunge l’Organizzazione
Mondiale della Sanità, gli effetti diretti dell’estate torrida hanno provocato la morte di 15mila cittadini, soprattutto nella fascia d’età sopra ai 65 anni. Tutti gli eventi meteo messi insieme (freddo e temporali inclusi), negli ultimi 20 anni in Italia, secondo il Climate Risk Index,
hanno causato 19.947 vittime e danni per 29 milioni. C’è poi l’effetto forse più subdolo: «Le persone esposte a determinati inquinanti atmosferici, come le PM 2,5 — spiega il rapporto — hanno maggiori probabilità di soffrire di disturbi mentali». In Europa la quota di persone che vivono nelle città e superano questa soglia di rischio è del 12%.

Nella foto, militanti di "Friday for future" a Cop 27...



martedì 1 novembre 2022

 Greta Thunberg - The climate book (Mondadori)

 

Un manuale per schivare l'Apocalisse. Ma anche un libro della buonanotte, da leggere a poco a poco, un giorno alla volta: per cercare quella flebile luce di speranza e quell'ostinato coraggio in un mondo oggi sull'orlo del collasso climatico. 

(...)
Cinque sezioni scandiscono il volume: la scienza del clima, i danni già fatti, le cose da fare da qui
in avanti. Sono 102 gli articoli firmati da altrettanti collaboratori (anzi, di più, visto che molti pezzi sono scritti a più mani).
Impossibile riassumerli tutti, ma una mappa per esplorare il libro la offre la stessa Thunberg: «Parla di tutto, dallo scioglimento delle piattaforme glaciali all'economia, dal fast fashion alla perdita di specie, dalle pandemie alle isole che spariscono, dalla deforestazione alla riduzione del suolo fertile, dalla penuria d'acqua alla sovranità dei popoli indigeni, dalla produzione futura di cibo al budget di carbonio».
Il messaggio è chiaro: l'Apocalisse è vicina ma «abbiamo tempo per scongiurare le conseguenze peggiori». Senza raccontarci storielle e favole, però. Il sistema va rifondato alle radici e «la speranza è qualcosa che ci si deve guadagnare».
(...)
L'emergenza climatica è diventata una «crisi di sostenibilità» (espressione che ripete spessissimo, quasi a volerla affermare nel comune parlare) e le soluzioni devono essere multi-sfaccettate. Il cambiamento climatico ha bisogno di tanti approcci diversi. «È un libro che vuole essere democratico, perché la democrazia è lo strumento migliore che abbiamo a disposizione per risolvere questa crisi».
Democratico però non significa abbracciare il relativismo: «Ci sono tantissime situazioni che sono questioni di bianco e nero», e non bisogna fare troppi sofismi: «Se si è vivi o morti. Se alle donne sono concessi pari diritti rispetto agli uomini. Se restiamo entro i target climatici fissati a Parigi nel 2015 o no». Dati, strumenti e soluzioni (su tutte l'energia rinnovabile) sono alla portata, ma lo sforzo deve
essere soprattutto nello Zeitgeist, nello spirito del tempo che accomuna menti e cuori della specie: «Questa crisi continuerà a peggiorare finché non riusciremo a fermare la distruzione dei sistemi che supportano la nostra esistenza, finché non metteremo al primo posto, anziché il profitto e l'avidità, le persone e il pianeta».

Liberamente tratto da: Come difendersi dall'Apocalisse, La Stampa del 01/11/2022

mercoledì 21 settembre 2022

 I SUBDOLI REATTORI  NUCLEARI “PRÊT-À-PORTER”

 

Angelo Baracca e Giorgio Ferrari - Il Fatto quotidiano - 9 settembre 2022

...Nei progetti di rilancio dell’energia nucleare, infatti, ci sono certo ancora i progetti delle grandi centrali di potenza attorno a 1.000 MWE che conosciamo da decenni, ma anche progetti che potremmo chiamare più “subdoli”, versioni decisamente nuove di reattori di taglie fra uno e dieci MWE – fra cento e mille volte minori – che potrebbero passare come una presenza non invadente, quasi “familiare”
al pari degli ordinari elettrodomestici.


Si tratta dei microreattori, da non confondere con una terza tipologia di progetti, i cosiddetti
Small Modular Reactors (SMR), che in realtà tanto small non sono, circa 300 MWE (si
pensi che i primi tre reattori costruiti in Italia alla fine degli anni Cinquanta avevano taglie
minori), ma dei microreattori, che sono un po’ la punta di diamante del rilancio del
nucleare grazie alla loro versatilità di impiego. 

Tecnicamente si presentano come un derivato della filiera Pwr (reattori ad acqua in pressione) di origine militare, mentre invece presentano ibridazioni che rimandano ai reattori a gas e alla chimica degli accumulatori di calore. I più avanzati sono il modello evinci della Westinghouse e i prototipi realizzati
dall’argonne national laboratory nell’ambito dei programmi di ricerca del DOE (Department
of Energy degli Stati Uniti). 

Si tratta di reattori a fissione che usano combustibile arricchito fino al 20% (vale a dire quattro o cinque volte più elevato di quello dei reattori in esercizio); sono moderati a grafite e raffrreddati a elio in circolazione naturale (senza bisogno di pompe) e hanno una potenza variabile appunto da 1 a 10 Mwe. Le dimensioni di questi modelli sono tali da stare in un normale container da trasporto, sia su strada che per ferrovia, arrivando a un peso massimo di 40 t per quelli più potenti.
Il progetto di questi microreattori (detti anche “nuclear battery”) è ispirato al concetto del
plug-and-play, cioè si attacca la spina e si mette in funzione come un normale elettrodomestico.


Queste macchine sono completamente assemblate in fabbrica; hanno una vita utile tra i 30-40 anni; la manutenzione è a carico del fabbricante e hanno tempi di installazione dell’ordine dei mesi.

Negli Usa, per motivi di sicurezza nazionale, il Dipartimento della Difesa ha messo a punto un programma operativo per rendere più sicuro e affidabile il funzionamento di circa 500 basi dell’apparato militare statunitense attraverso l’uso di microreattori. In questo modo l’alimentazione di queste basi sarà resa indipendente dalla rete elettrica che potrebbe essere comunque soggetta a interruzioni e sabotaggi. Il primo di questi microreattori è stato assegnato alla base aeronautica di Eielson in Alaska e dovrebbe essere operativo nel 2027.


Ancora più esteso si presenta il campo di applicazione civile di questi reattori, spaziando dalle miniere alle comunità isolate, dalla produzione di energia elettrica, a quella di calore per usi industriali e civili, a quella della potabilizzazione e desalinizzazione delle acque. Se si pensa poi al settore della mobilità elettrica, la diffuusione dei microreattori può risultare ancora maggiore dato che si prestano a essere impiegati quali fonti di energia elettrica indipendente per alimentare le migliaia e migliaia di stazioni di ricarica per veicoli elettrici (auto e camion) che saranno costruite nelle grandi vie di comunicazione. 

Qui si schiudono orizzonti impensabili per l’energia nucleare se appena la si collocasse nello schema concettuale che molti “esperti” (ambientalisti e non) propugnano come modello di produzione
elettrica distribuita sul territorio, simbolicamente rappresentata dalla Smart grid, cioè una
rete “intelligente” che proprio in virtù di una produzione elettrica non più concentrata in
grandi impianti, è in grado di regolare i flussi di energia in modo bidirezionale (dai nodi
periferici al centro di una rete elettrica e viceversa). 

Concettualmente infatti non c’è nulla di più feasible di un microreattore nucleare per far funzionare una smart grid. In questo sta la l’insidiosa “novità” del nucleare che verrà e a cui dovremo far fronte: non
più la macchina imponente e minacciosa dei vecchi grandi reattori (anche se non scompariranno
del tutto), ma un apparato di dimensioni ridotte e dalle architetture leggere in modo da renderlo più “friendly” e farlo entrare nel novero dei congegni tecnologici con cui le persone si relazionano quotidianamente, facendone una presenza discreta e non invadente: in poche parole, un nucleare “domestico”. 

Ma al di là di questi aspetti “accattivanti”, i problemi di fondo comuni a tutta la tecnologia nucleare non cambiano, anzi: a parte il tema – ancora tutto da investigare – dei possibili incidenti, ciò che si aggrava e si complica è il problema delle scorie. Si aggrava perché l’estrema compattezza dei microreattori
fa sì che tutto il reattore sia considerato come un unico grande rifiuto ad alta attività;
si complica perché, ove mai questa tecnologia prendesse piede, ci troveremmo di fronte a una vera e propria proliferazione nucleare, soggetta ad attentati, sabotaggi e usi impropri che porta con sé, inevitabilmente, una militarizzazione del territorio senza precedenti.

sabato 3 settembre 2022

 Incontri

 

Nuova edizione del romanzo...

Raccontıamo una avventura di coraggıo, amıcızıa e determinazione, che attraversa alcuni tra i momenti più significativi della storia del nostro Paese.

Il romanzo è diviso in scene, le descrizioni di luoghi e situazioni sono affrontate con colori, suoni e rumori in uno stile quasi cinematografico.

Paolo e Francesca, il «Brigante» e il  «Geometra» sono attimi che si muovono lungo «fasci di rette» che  sfiorano la parabola della storia; le loro storie sono «punti di meraviglia matematica», identitari movimenti  intessuti nell’ordito dello spazio-tempo.

Come «il Barocco … piega, piega le pieghe, all’infinito», allo stesso modo si dischiude l’intreccio di queste vite: siano garibaldine o papaline, sabaude o borboniche o genericamente ribelli, esse custodiscono l’orgoglio  del naufragio, «onde infinite»  già in bilico sulla spuma, prima di infrangersi sulla roccia del porto. Come i protagonisti, tutti noi siamo punti di tangenza «descritti dal piano cartesiano che ci contiene».

La macina della Storia costringe, come comprese Nietzsche, al ritorno dell’identico: così, lungo la stessa circonferenza dei Moti del 1848 corrono le rivendicazioni sindacali e le contestazioni studentesche del ‘68; dall’incursione veneziana di Radetzky si giunge, senza accorgersene, agli scandali del Petrolchimico. Il processo svuota il tempio dal suo custode: ma se «la Sibilla proprio non c’era!» , traspare dalle nicchie, a ben vedere, una nuova fonte di luce, che è dichiarazione d’intenti: «la filosofia algebrica» di Borges, che compare sin dall’introduzione e sigilla il racconto.

Scrisse Foucault che  dell’individuo non resta «che un’impronta sulla sabbia». Nondimeno, nella tempesta della Storia Universale, dove il bene e il male cozzano come particelle in un acceleratore del Cern, le nubi si riempiono delle grida degli oppressi e  irrompe dalla nostra tradizione letteraria la folgore del Manzoni ad annunciare il maestrale: «eran le parole più distinte dell’urlio orrendo, che la folla mandava in risposta».


 

venerdì 2 settembre 2022

 L'Artico...sempre meno ghiaccio


Da "Domani - 2/09/2022"




giovedì 11 agosto 2022

 Orribile...Groenlandia caccia al tesoro

 

Da "La Stampa" - 11/08/2022 - Francesco Semprini

...È questa la fotografia della nuova corsa all'oro, la conquista del west della Groenlandia che vede protagonisti i Paperoni a stelle e strisce, come Bill Gates, Jeff Bezos e Michael Bloomberg. Stavolta il grande capitale americano punta a investire sul sottosuolo del subcontinente semi-glaciale per sviluppare le tecnologie verdi con cui far funzionare il Pianeta nell'era della sostenibilità obbligata.



La scommessa è che sotto la superficie di promontori e avvallamenti dell'isola di Disko e della penisola di Nuussuaq, ci siano quantità di nichel e cobalto tali da consentire la transizione energetica verde. Un'impresa epocale che, ironia della sorte, potrebbe trovare un aiuto proprio nel cambiamento climatico, che con l'effetto serra accelera lo scioglimento dei ghiacci e rende le esplorazioni di questi
territori ben più agevoli. 

E mette a nudo una dicotomia unica: la Groenlandia è il ground zero per gli impatti del cambiamento
climatico, ma potrebbe anche diventare il punto di riferimento per l'approvvigionamento dei metalli necessari a risolvere la crisi.


«Stiamo cercando un giacimento che sarà il primo o il secondo giacimento di nichel, cobalto più significativo al mondo», dice alla Cnn, primo media a ottenere le immagini della nuova corsa all'oro, Kurt House, ad di Kobold Metals. La società, assieme a Bluejay Mining, è la prescelta dal club dei miliardari per la nuova impresa da benefattori (sebbene il pro bono equivalga a un profitto) del Pianeta.

La Groenlandia potrebbe diventare un ground zero di valenza assai elevata per carbone, rame, oro, terre rare e zinco, secondo il Geological Survey of Denmark and Groenlandia...ora il tentativo dal pubblico è passato al privato, coi nuovi padroni del mondo, campioni in seduzione del capitale, pronti a conquistare l'Eldorado del nuovo millennio.

venerdì 29 luglio 2022

 Il ghiacciaio di Cima Brenta (Dolomiti di Brenta)


Il ghiacciaio di Cima Brenta in alcune mie foto, si nota bene anche qui la diminuzione dello spessore del ghiaccio, in particolare rispetto alla situazione negli anni '90:

Agosto 1975


Agosto 1991
 

 Agosto 2022
 

 










sabato 9 luglio 2022

 

Oltre la catastrofe

La necessità di riprogettare il territorio su vasta scala per evitare catastrofi future però non è un processo nuovo.  Non è la prima volta che diventa necessario trasformare intere regioni per garantire stabilità alle società umane. Un buon esempio è l’operazione di difesa attuata da Venezia nel corso della prima modernità. A metà del Cinquecento la Repubblica di Venezia constatò che la Laguna si stava interrando e che in qualche secolo l’acqua sarebbe stata sostituita da terra ferma accumulata dai fiumi. La Serenissima cominciò dunque un’enorme opera infrastrutturale, durata secoli, per asportare i grandi fiumi dalla Laguna, spostando Adige, Brenta, Dese, Sile, Piave e Livenza dai propri corsi. Fu una trasformazione immensa, sia per costi, sia per complessità, sia per interessi toccati....

martedì 5 luglio 2022

 Le riserve dei ghiacciai sono già sparite per oltre il 35%

 

Da un articolo sul Sole 24 ore del 05/07/22 

Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea, dice: era tutto previsto. Aggiunge
Maurizio D’Orefice, geomorfologo dell’Ispra: già oggi 120 ghiacciai di piccole
dimensioni si sono estinti o sono ridotti a nevai a vita breve; ormai è evidente che i
ghiacciai sotto i 3.500 metri di quota spariranno in pochi decenni. La terrificante
tragedia avvenuta domenica sul ghiacciaio della Marmolada, in Veneto al confine con
il Trentino, ha riacceso l’attenzione sui fenomeni climatici dopo la siccità di giugno.
Da più di un secolo il mar Mediterraneo si alza di anno in anno; da più di un secolo i
ghiacciai alpini si ritirano e scoprono nuove porzioni di ghiaioni immensi. Stima: in
questi decenni si è liquefatto il 35% delle riserve dei ghiacciai alpini in termini di
estensione e profondità.
È tutto previsto, è tutto già scritto nel Grande Libro dei Modelli Climatici, che poi
sono colossali «solutori di equazioni», come dice Sannino dell’Enea, strumenti
sempre più aderenti alla realtà a mano a mano che i centri di calcolo diventano più
potenti e le misurazioni si fanno più numerose e dettagliate. «È previsto dai modelli, e
noi climatologi vi avvertiamo da anni, che i ghiacciai sono destinati a ridursi ancora di
più, che il Mediterraneo salirà di livello, che la siccità sperimentata quest’anno si
aggraverà in futuro», dice Sannino. Il che cosa accadrà è previsto, ma non il come.
Quello che gli scienziati non riescono ancora a dettagliare è il fatto che l’evoluzione
del clima non agisce in modo lineare – a una quantità di CO2 la temperatura cresce in
modo corrispondente, i ghiacciai accelerano in pari misura la velocità di scioglimento,
le piogge si diradano in misura correlata e così via – bensì il processo da un secolo
avviene con imprevedibilità e discontinuità sorprendenti. La mole di dati, variabili ed
equazioni da risolvere è talmente alta da superare la capacità previsiva di dettaglio di
meteorologi e climatologi.

(...) Da cent’anni il salire del mare e il fondersi dei ghiacci è rilevata da tutte le stazioni di
misura. Dal 1890 a oggi l’Adriatico è cresciuto in modo costante di circa 20
centimetri nella rocciosa e salda Trieste e di 30 centimetri nella cedevole e
sprofondante Venezia (rilevazione Ismar-Cnr Istituto di Scienze Marine Trieste, Ispra,
Cpsm). La Marmolada a metà ’800 aveva un ghiacciaio vasto 5 chilometri quadri, nel
1900 si era ridotto a 4 chilometri quadri, nel 1960 a 3 e in questo periodo meno di 2
chilometri quadri. (rilevazione Bondesan, Università di Padova). L’immenso
ghiacciaio dei Forni (tra Lombardia e Alto Adige) nel 1860 misurava 18 chilometri
quadri, 14 nel 1952, oggi è attorno a 11 chilometri quadri e in centocinquant’anni ha
perso il 36% dell’estensione distaccando grandi iceberg di ghiaccio (dati del Comitato
glaciologico italiano)...






giovedì 16 giugno 2022

 Estate 2022: siccità?


Un articolo di Luca Mercalli...













domenica 12 giugno 2022

 Incontaminato...

Ricercatori neozelandesi hanno rintracciato per la prima volta microplastiche nella neve caduta in Antartide (articolo First evidence of microplastics in Antarctic snow, sulla rivista The Cryosphere): l’origine è probabilmente locale, dal logorio di materiali e abiti sintetici utilizzati nelle basi scientifiche. La parola “incontaminato” è ormai da cancellare dal vocabolario.

Da Luca Mercalli in "Il fatto quortidiano" - 12/06/22


Scott Base - Mare di Ross - 2007 - foto di G. Scotto di Clemente

lunedì 30 maggio 2022

 NOTTE FREDDA SOTTO UNA LUNA DI SANGUE:

Aman Chokshi è un astronomo dell'University of Melbourne, che trascorre l'inverno al South Pole Telescope. Il 15 maggio, ha realizzato questa spettacolare immagine composita di un'eclissi lunare con aurora e Via Lattea, scattata in cinque ore a temperature intorno a meno 60 ° C. 


Nel buio invernale a 90°00'S / 0°00'E, il sole non sorgerà di nuovo fino al 21 settembre. 



I colori rosso e verde nell'aurora provengono da atomi di ossigeno eccitati da elettroni energetici del vento solare, attirati nella parte superiore dell'atmosfera dal campo magnetico terrestre. 

Mentre la luna si muove completamente all'interno dell'ombra della Terra, il suo colore rosso deriva dal riflesso dei nostri tramonti e albe sulla superficie lunare.
 

Originale di australian antarctic division.

sabato 14 maggio 2022

Paradiso dei pinguini: le vite segrete dei pinguini Adélia...

 

Studiando i pinguini di Adelia che sono abbastanza accessibili a terra quando si riproducono, possiamo ottenere informazioni su ciò che sta accadendo nell'ecosistema dell'oceano antartico, come fattori fisici come il ghiaccio marino influenzino le specie in mare, e capire come diverse specie interagiscano tra loro.

L'articolo originale e il video... 


 

martedì 22 marzo 2022

 "Caldo antartico"

L'Antartide orientale ha registrato negli ultimi giorni temperature eccezionalmente elevate superiori di oltre 30°C al normale. La remotissima base di ricerca franco-italiana Concordia, collocata nella Cupola C dell'Altopiano Antartico ad un'altitudine di oltre 3.000 metri, ha registrato un «calore» di 11.5°C sotto zero venerdì, "un record assoluto". 

La rivoluzione climatica

Sebbene non sia possibile nel preciso momento in cui si verifica un evento attribuirlo al cambiamento climatico, uno dei segni più evidenti del riscaldamento globale è il moltiplicarsi e l'intensificarsi delle ondate di calore.

I poli si stanno riscaldando ancora più velocemente della media del pianeta, che ha guadagnato in media circa +1,1°C dall'era preindustriale. L'ondata di caldo dell'Antartide orientale arriva quando il ghiaccio marino antartico ha raggiunto la sua area più piccola registrata dall'inizio delle misurazioni satellitari nel 1979 a meno di 2 milioni di chilometri quadrati alla fine di febbraio, secondo il centro di ricerca americano National Snow and Ice Data Center.

 Da Euronews

giovedì 17 marzo 2022

 La spirale degli andamenti climatici


Questa visualizzazione ipnotizzante presenta le anomalie mensili della temperatura globale tra gli anni 1880-2021.

La "spirale climatica" è una visualizzazione progettata dallo scienziato del clima Ed Hawkins del National Centre for Atmospheric Science, Università di Reading. 
 

 

lunedì 14 marzo 2022

Una riflessione su questi nostri tempi 


I grandi uomini che non fanno la storia

Mike Davis

L’egemonia richiede un grande disegno? In un mondo in cui oligarchi dorati, sceicchi miliardari e divinità del silicio governano il futuro umano, non dovremmo sorprenderci nello scoprire che l’avidità genera menti rettiliane. L’aspetto che mi sembra più rilevante di questi strani giorni, in cui le bombe termobariche squagliano i centri commerciali e attorno ai reattori nucleari infuriano gli incendi, è l’incapacità dei nostri attuali superuomini di esercitare il loro potere verso la produzione di una qualsiasi narrazione plausibile del prossimo futuro.

Putin si circonda di astrologi, misticismo e perversione come facevano i Romanov nell’ultima fase del loro potere. A detta di tutti è sinceramente convinto di dover salvare gli ucraini dall’Ucraina, perché il destino celeste della Rus’ possa compiersi. Il presente deve essere distrutto per trasformare in futuro un passato immaginario.  

Putin non è l’archetipo di uomo forte o il mastro ingannatore ammirato da Trump, Orbán e Bolsonaro: è semplicemente un uomo spietato, impetuoso e incline al panico.

(…)Sull’altra sponda dell’oceano, Biden è immerso in una seduta spiritica non-stop con Dean Acheson [il ministro degli esteri Usa durante la Seconda guerra mondiale, interventista ndt] e tutti gli altri fantasmi delle guerre fredde. La Casa Bianca è sperduta in un deserto che ha contribuito a creare.  (…)  Non riescono a immaginare nessun altro quadro intellettuale per il declino del potere americano se non la competizione nucleare con la Russia e la Cina.

(…) Nemmeno l’Unione europea ha saputo essere all’altezza dei problemi che caratterizzano questa epoca e porre le basi di una nuova geopolitica. A rischiare più di tutti lo spaesamento è la Germania, che ha fondato il suo orizzonte politico degli ultimi decenni sul commercio con la Cina e l’importazione di gas naturale della Russia. (…) In tutto questo, una Nato allargata e trincerata dietro un nuovo muro orientale è una cura peggiore della malattia.

Penso che quello che va fatto è diagnosticare un tumore cerebrale della classe dirigente: la crescente incapacità di raggiungere una qualsiasi comprensione coerente del cambiamento globale come base per definire interessi comuni e formulare strategie su larga scala.

In parte è la vittoria del presentismo patologico, ovvero l’istanza per cui tutti i calcoli vengono fatti sulla base di ragionamenti a breve termine che consentano ai super-ricchi di consumare tutte le cose buone della Terra nel corso della loro vita  (…) E se tutto andasse male, Elon Musk guiderà i miliardari verso la migrazione su un altro pianeta.

Può darsi che i nostri governanti siano ciechi perché non hanno la vista penetrante della rivoluzione, borghese o proletaria che sia. Un’epoca rivoluzionaria può vestirsi con i costumi del passato (come spiega Marx nel Diciotto brumaio), ma si definisce sulla base del riconoscimento delle possibilità di riorganizzazione della società derivanti dalle nuove forze tecnologiche ed economiche. In assenza di una coscienza rivoluzionaria esterna, o di una minaccia di insurrezione, il vecchio ordine non avrà mai bisogno di produrre i suoi (contro)visionari.

(…) Insomma, stiamo vivendo nella versione horror della teoria che «i grandi uomini fanno la storia». A differenza dell’alta Guerra fredda, quando politburo, parlamenti, uffici di gabinetto e stati maggiori lavoravano tutti, in qualche misura, per contrastare la megalomania dei vertici, oggi le valvole di sicurezza che separano i massimi leader mondiali dal bottone dell’Armageddon sono pochissime. Non era mai successo che tanto potere economico, mediatico e militare si concentrasse tutto insieme in così poche mani…

martedì 15 febbraio 2022

 

Polar Resource Book



Nel 2010 è stata creata una risorsa internazionale per l'istruzione e la sensibilizzazione per garantire che gli sforzi catalizzati dall'Anno Polare Internazionale (IPY) 2007-2008 continuino ad ispirare gli educatori, gli studenti, e le ricerche polari emergenti nella prossima generazione con un impegno condiviso per la sensibilizzazione e l'istruzione.

Esso comprende informazioni sulla ricerca polare e la storia del IPY. Affronta le questioni legate al cambiamento climatico dal punto di vista della popolazione indigena nell'Artico. Fornisce una selezione di risorse didattiche su sei temi polari (atmosfera, ghiaccio, oceano, terra, persone e spazio) e presenta progetti di istruzione e sensibilizzazione su larga e piccola scala realizzati con successo durante l'IPY. 


Il libro è stato finora disponibile solo in formato cartaceo, ma ora lo stiamo rendendo disponibile online. Fai clic sul link di download qui sotto per richiedere l'accesso ai capitoli del PRB in modo da poterlo utilizzare per le tue attività di formazione e sensibilizzazione e contribuire a ispirare la prossima generazione!

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lunedì 14 febbraio 2022

 Le contraddizioni delle energie rinnovabili




martedì 1 febbraio 2022

 La natura al centro dello sviluppo sostenibile

 

La ripresa della quinta sessione dell'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEA-5) offre l'opportunità di colmare, sviluppare e catalizzare l'impatto in relazione agli sforzi ambientali multilaterali, anche in materia di biodiversità, clima e sistemi alimentari, e l'inquinamento - e segna anche l'inizio di un periodo di riflessione e di celebrazione per il 50º anniversario della creazione dell'UNEP. 

martedì 25 gennaio 2022

 Gli scienziati  captano le "good vibrations" delle balene

 

Sono gli animali più rumorosi che non sentirete mai. Le balenottere blu antartiche e le balenottere pinne emettono suoni potenti come il rumore di una supernave attraverso l'oceano. Ma secondo l'australiano  Dr Brian Miller, appartenente alla Divisione di acustica antartica, questi suoni potenti sono inaudibili per gli esseri umani perché sono a frequenza infrasonica' - o molto bassa.