venerdì 24 novembre 2023

 Antartide - in "Il Giro del mondo in 80 racconti"

 

Cape Evans e la Discovery Hut
Beacon Valley
New Harbour
McMurdo e Hut Point 

Quattro momenti durante la spedizione Andrill 2007 raccontati in questo nuovo libro...
 
Discovery Hut

Transantarctic Range

New Harbour

Hut Poiny
Foto di G. Scotto di Clemente

 


venerdì 10 novembre 2023

Il negazionismo del cambiamento climatico viene da lontano


Alcune riflessioni a seguito della lettura del libro: "La maledizione della noce moscata" di Amitav Ghosh, Neri Pozza editore.

La colonizzazione olandese di alcune isole delle Molucche in cui crescevano gli alberi di due costosissime spezie, la noce moscata e i chiodi di garofano, tra il '500 e il '600 con lo sterminio dei nativi che da secoli coltivavano  queste piante nel rispetto dell'ambiente particolare di queste isole vulcaniche e che commercializzavano le spezie in maniera comunitaria è il punto di partenza di un più ampio ragionamento attorno alla colonizzazione conseguente alla scoperta dell'America e delle rotte portoghesi verso l'Asia circumnavigando il continente africano.

...Perfino in Europa, la visione meccanicista del mondo aveva appena cominciato a prendere forma, e solo fra le élite direttamente o indirettamente coinvolte nei due grandi progetti europei dell’epoca: la conquista delle Americhe e la tratta degli africani ridotti in schiavitú. Fu la trasformazione di esseri umani in risorse mute a permettere il balzo concettuale in seguito al quale divenne possibile ridurre all’inerzia la Terra e tutto ciò che conteneva. In questo senso uomini come Coen, Sonck e i loro predecessori (nota: sono i predatori olandesi della noce moscata!) furono non solo colonialisti, ma anche filosofi; la loro violenza nei confronti dei «nativi» e delle terre che abitavano pose le fondamenta delle filosofie meccaniciste che in seguito sarebbero state attribuite a loro contemporanei quali Descartes e Mandeville, Bacon e Boyle...
 
La Terra e tutte le specie vegetali e animali (comprese le popolazioni umane africane trasformate in schiavi) non riconducibili ai dominatori dell'epoca (le nuove potenze coloniali: Spagna, Portogallo, Regno Unito, Olanda...) acquistano un valore esclusivamente commerciale. La Natura perde qualsiasi valore vitale anche nell'arte ad esempio:
 
...le "nature morte», un genere pittorico che divenne enormemente popolare proprio in quel periodo. Quelle tele, con i loro «muti assemblaggi di cibo», riflettono perfettamente, fin dal nome del genere cui appartengono, la concezione coloniale della «natura» come una vasta massa di risorse inerti...
 
Compaiono dei nuovi "Comandamenti":
 
...scrive lo storico Greg Grandin, «e nel far ciò crearono una nuova tavola dei comandamenti: “Instaura il potere su questo mondo, ovunque per sua natura selvaggio”. “Sottometti la natura”. “Vai avanti”. “Conquista luoghi selvaggi”. “Prendi possesso del continente”. “Fatti strada”. “Accresci”. “Moltiplica”. “Stana”. “Fai piazza pulita...
 
Ed entrano anche nei libri, scrive Conrad in Cuore di tenebre:
 
...  “Sterminare tutti quei bruti”. Nel racconto di Joseph Conrad, la frase «Sterminare tutti quei bruti» viene dal sofferente Mister Kurtz, di cui il narratore, Marlow, va in cerca. Non sono parole pronunciate ad alta voce: Marlow le trova scarabocchiate nelle ultime pagine di un altisonante rapporto che Kurtz ha scritto per la «Società internazionale per la Redenzione dei selvaggi». Marlow è ipnotizzato da quella frase, che lo fulmina «luminosa e tremenda, come un lampeggiamento in un cielo sereno: “Sterminare tutti quei bruti!”». Nell’allestimento conradiano della scena, questa frase cruciale è presentata come un grido di disperazione, scritto da un uomo bianco stremato dal lungo esilio nel cuore dell’Africa, tra gli abitanti di un paesaggio talmente primitivo che fa pensare «ai primordi del mondo». ...
 
In realtà, secondo Ghosh, Conrad non fa che ricollocare un pensiero dominante nell'800 e nel '900:
...diventa impossibile dubitare che l’idea di sterminio si annidasse nel cuore della cultura delle élite occidentali del diciannovesimo secolo, e di parte del ventesimo. Vi era connaturata al punto da influenzare la politica governativa ed essere costantemente ribadita dai maggiori statisti...E non si pensi che i progetti di sterminio fossero concepiti da uomini stremati. Quando pianificavano le loro carneficine, erano nel pieno possesso delle loro facoltà; anzi, spesso stavano semplicemente applicando le direttive politiche messe a punto in Europa. Tale sarebbe stato, per esempio, il caso del Kurtz di Conrad. Quanto alla solitudine, non aveva alcun ruolo negli stermini coloniali: gli uomini che li eseguivano non erano mai soli, e quasi sempre agivano con la certezza di godere del sostegno non solo dei loro governi, ma anche degli scienziati, scrittori, poeti, e perfino del clero dei loro paesi....
 
E oggi? 

Oggi in giro per il mondo domina "l'inazione":
 
...è sempre piú chiaro che quanti negano la realtà del cambiamento climatico, per esempio le decine di milioni di persone che hanno votato per il presidente Trump, o in Brasile per il presidente Jair Bolsonaro, credono nell’inazione, sia riguardo al cambiamento climatico sia riguardo all’emergenza sanitaria (qui ci si riferisce all'epidemia Covid 19), proprio perché pensano che a patirne le conseguenze saranno solo persone congenitamente deboli e vulnerabili. La loro soluzione per entrambi i problemi è estendere le «zone di sacrificio» dove i poveri e i non bianchi sosterranno il fardello della crisi planetaria. Non è che un’inedita replica del «conflitto mediante l’inazione» che contraddistinse le guerre biopolitiche coloniali...
 
E si aprono altre questioni, ad esempio:
 
...la cortina fumogena di numeri che avvolge il cambiamento climatico offre varie opportunità di manipolare l’opinione pubblica. Il concetto di impronta di carbonio pro capite ne costituisce un buon esempio. Questo dato, che si calcola dividendo il complesso delle emissioni di carbonio di una nazione per il totale dei suoi abitanti, è ormai molto in voga: su internet se ne trovano migliaia di vivide rappresentazioni, e perlopiú si basano su fonti statunitensi. Esse invariabilmente attribuiscono le dimensioni dell’impronta pro capite statunitense a un consumo intensivo, sotto forma di automobili succhiabenzina, uso eccessivo di energia domestica, dieta ad alto tasso di carne e cosí via. In quest’ottica il cambiamento climatico diventa una questione di responsabilità individuale e scelte di consumo...
 
Quando invece: 
 
... Oggi il Pentagono è il maggior consumatore di energia degli Stati Uniti, e probabilmente del mondo. Le forze armate statunitensi mantengono un numero elevatissimo di veicoli di aria, terra e mare, molti dei quali consumano quantità enormi di combustibili fossili. Una portaerei non nucleare consuma 21.278 litri di carburante all’ora; in altre parole, queste navi bruciano in un solo giorno il fabbisogno annuo di carburante di una cittadina del Midwest. Ma un solo caccia F-16 consuma in un’ora un terzo di tale quantità, circa 6500 litri. E se sono azionati anche i postbruciatori, il consumo orario è di due volte e mezzo superiore a quello di una portaerei: 54.500 litri. L’aviazione statunitense possiede un migliaio di F-16, e non sono che una piccola parte della loro flotta aerea. Ovviamente anche i carri armati, i blindati e gli Humvee abbisognano di grandi quantità di carburante. E in tempo di pace questi mezzi non restano fermi: molti vengono utilizzati di continuo, non solo per l’addestramento e la manutenzione, ma anche perché le novecento installazioni militari all’interno del paese devono tenersi in contatto con una rete di circa mille basi in altre nazioni...
 
...Il mantra di Thunberg potrà anche essere «Ascoltate la scienza», ma non è certo stato quel mantra a guadagnarle milioni di seguaci in tutto il pianeta: si tratta piú probabilmente del fatto che lei ricorda – forse senza volerlo – figure redentrici archetipiche come Giovanna d’Arco. E questo è già di per sé significativo dell’ansia sempre piú profonda con cui la crisi planetaria viene vissuta ovunque, anche da scienziati solitamente cauti che per molto tempo hanno cercato di non sembrare allarmisti. Ma ora non piú. Nel febbraio 2020 Will Steffen, uno dei climatologi piú stimati al mondo, ha dichiarato in un’intervista che l’umanità aveva «già imboccato la traiettoria verso il collasso». Un altro scienziato di primo piano, Hans Joachim Schellnhuber, ha aggiunto: «Esiste il grandissimo rischio che la nostra civiltà stia giungendo al capolinea. In qualche modo la specie umana sopravvivrà, ma distruggeremo quasi tutto quel che abbiamo costruito negli ultimi duemila anni».
A chiunque presti attenzione, soprattutto ai giovani, è perfettamente chiaro che il capitalismo estrattivista è ormai alla frutta, e che la sua fine è dovuta al venir meno dell’orizzonte stesso su cui si fonda la sua esistenza: il futuro. Quando il futuro diventa radicalmente incerto, nulla funziona piú: assicurazioni, quote azionarie, credito, dividendi, perfino il denaro (che dopotutto è un insieme di cambiali che qualcuno deve riscuotere)...
 

Una lettura interessante!