martedì 22 marzo 2022

 "Caldo antartico"

L'Antartide orientale ha registrato negli ultimi giorni temperature eccezionalmente elevate superiori di oltre 30°C al normale. La remotissima base di ricerca franco-italiana Concordia, collocata nella Cupola C dell'Altopiano Antartico ad un'altitudine di oltre 3.000 metri, ha registrato un «calore» di 11.5°C sotto zero venerdì, "un record assoluto". 

La rivoluzione climatica

Sebbene non sia possibile nel preciso momento in cui si verifica un evento attribuirlo al cambiamento climatico, uno dei segni più evidenti del riscaldamento globale è il moltiplicarsi e l'intensificarsi delle ondate di calore.

I poli si stanno riscaldando ancora più velocemente della media del pianeta, che ha guadagnato in media circa +1,1°C dall'era preindustriale. L'ondata di caldo dell'Antartide orientale arriva quando il ghiaccio marino antartico ha raggiunto la sua area più piccola registrata dall'inizio delle misurazioni satellitari nel 1979 a meno di 2 milioni di chilometri quadrati alla fine di febbraio, secondo il centro di ricerca americano National Snow and Ice Data Center.

 Da Euronews

giovedì 17 marzo 2022

 La spirale degli andamenti climatici


Questa visualizzazione ipnotizzante presenta le anomalie mensili della temperatura globale tra gli anni 1880-2021.

La "spirale climatica" è una visualizzazione progettata dallo scienziato del clima Ed Hawkins del National Centre for Atmospheric Science, Università di Reading. 
 

 

lunedì 14 marzo 2022

Una riflessione su questi nostri tempi 


I grandi uomini che non fanno la storia

Mike Davis

L’egemonia richiede un grande disegno? In un mondo in cui oligarchi dorati, sceicchi miliardari e divinità del silicio governano il futuro umano, non dovremmo sorprenderci nello scoprire che l’avidità genera menti rettiliane. L’aspetto che mi sembra più rilevante di questi strani giorni, in cui le bombe termobariche squagliano i centri commerciali e attorno ai reattori nucleari infuriano gli incendi, è l’incapacità dei nostri attuali superuomini di esercitare il loro potere verso la produzione di una qualsiasi narrazione plausibile del prossimo futuro.

Putin si circonda di astrologi, misticismo e perversione come facevano i Romanov nell’ultima fase del loro potere. A detta di tutti è sinceramente convinto di dover salvare gli ucraini dall’Ucraina, perché il destino celeste della Rus’ possa compiersi. Il presente deve essere distrutto per trasformare in futuro un passato immaginario.  

Putin non è l’archetipo di uomo forte o il mastro ingannatore ammirato da Trump, Orbán e Bolsonaro: è semplicemente un uomo spietato, impetuoso e incline al panico.

(…)Sull’altra sponda dell’oceano, Biden è immerso in una seduta spiritica non-stop con Dean Acheson [il ministro degli esteri Usa durante la Seconda guerra mondiale, interventista ndt] e tutti gli altri fantasmi delle guerre fredde. La Casa Bianca è sperduta in un deserto che ha contribuito a creare.  (…)  Non riescono a immaginare nessun altro quadro intellettuale per il declino del potere americano se non la competizione nucleare con la Russia e la Cina.

(…) Nemmeno l’Unione europea ha saputo essere all’altezza dei problemi che caratterizzano questa epoca e porre le basi di una nuova geopolitica. A rischiare più di tutti lo spaesamento è la Germania, che ha fondato il suo orizzonte politico degli ultimi decenni sul commercio con la Cina e l’importazione di gas naturale della Russia. (…) In tutto questo, una Nato allargata e trincerata dietro un nuovo muro orientale è una cura peggiore della malattia.

Penso che quello che va fatto è diagnosticare un tumore cerebrale della classe dirigente: la crescente incapacità di raggiungere una qualsiasi comprensione coerente del cambiamento globale come base per definire interessi comuni e formulare strategie su larga scala.

In parte è la vittoria del presentismo patologico, ovvero l’istanza per cui tutti i calcoli vengono fatti sulla base di ragionamenti a breve termine che consentano ai super-ricchi di consumare tutte le cose buone della Terra nel corso della loro vita  (…) E se tutto andasse male, Elon Musk guiderà i miliardari verso la migrazione su un altro pianeta.

Può darsi che i nostri governanti siano ciechi perché non hanno la vista penetrante della rivoluzione, borghese o proletaria che sia. Un’epoca rivoluzionaria può vestirsi con i costumi del passato (come spiega Marx nel Diciotto brumaio), ma si definisce sulla base del riconoscimento delle possibilità di riorganizzazione della società derivanti dalle nuove forze tecnologiche ed economiche. In assenza di una coscienza rivoluzionaria esterna, o di una minaccia di insurrezione, il vecchio ordine non avrà mai bisogno di produrre i suoi (contro)visionari.

(…) Insomma, stiamo vivendo nella versione horror della teoria che «i grandi uomini fanno la storia». A differenza dell’alta Guerra fredda, quando politburo, parlamenti, uffici di gabinetto e stati maggiori lavoravano tutti, in qualche misura, per contrastare la megalomania dei vertici, oggi le valvole di sicurezza che separano i massimi leader mondiali dal bottone dell’Armageddon sono pochissime. Non era mai successo che tanto potere economico, mediatico e militare si concentrasse tutto insieme in così poche mani…