Himalaya, la tragedia climatica
Grazie alle prime immagini satellitari interpretate dal gruppo di ricerca GAPHAZ - Glacier and Permafrost Hazards in Mountains sembra che si sia trattato di un cedimento di una porzione frontale di un ghiacciaio a quota 5.200 metri nella zona del Langtang Lirung (7.227 m, Nepal, 140 km a Ovest dell'everest).
La fronte glaciale è collassata in quanto risul-terebbe franato anche il basamento roccioso che la sosteneva creando una colossale valanga di ghiaccio e roccia. Non è stata invece una GLOF (Glacier lake outburst flood), ovvero una piena causata da svuotamento di lago glaciale, in quanto nelle immagini satel-litari non ce n'è traccia.
Nella rapida discesa a valle, lo sviluppo di calore per attrito ha liquefatto il ghiaccio generando una lava torrentizia che si è via via ingrossata con i detriti asportati dai versanti vallivi, abbattendo 19 ponti e oltre 40 km di strade.
L'impatto con il valico di frontiera tra Cina e Nepal a Rasuwagadhi-gyirong, noto come Friendship Bridge, è stato devastante, l'onda di piena ha spazzato via interi villaggi e causato probabilmente più di mille vittime. Il terremoto di magnitudo 5.2 registrato dai sismografi della regione non è stato la causa bensì l'effetto dell'enorme frana.
Cosa c'entra il riscaldamento globale con questo evento?
Semplicemente è un fattore potenziale di innesco che ne aumenta le probabilità di accadimento e le dimensioni. Le elevate temperature che anche sulla catena Himalayana divorano da decenni neve e ghiaccio destabilizzano il permafrost, cioè il suolo perennemente gelato che agisce da collante tra i blocchi rocciosi; l'acqua che circola tra il ghiaccio e la roccia lubrifica le superfici, accelera i movimenti dei ghiacciai, gli spostamenti, si infiltra nelle fratture.
Movimenti che solo trent'anni fa si misuravano in centimetri al giorno diventano improvvisamente di svariati metri, fino al collasso istantaneo...