lunedì 13 luglio 2026

 Disgelo in Groenlandia - caldo africano in Europa

Da "La repubblica" - 13/07/2026

---Le cartine con le temperature degli oceani sono tutte colorate di rosso intenso.
Solo una zona, a sud della Groenlandia, si ostina a restare blu. È un'area dell'Atlantico del Nord che resiste al cambiamento climatico  mantenendo 2-3 gradi sotto alla media laddove il Mediterraneo è 5-6 gradi sopra. Le cause di questa bolla o goccia fredda (cold blob in inglese) non sono del tutto chiare. Ma chiaro è ormai che le ondate di caldo in Europa sono figlie in qualche modo anche della sua esistenza. 

 

Acque di disgelo - luglio 2025 - Groenlandia

...«Nell'atmosfera sopra al cold blob si crea un'area di bassa pressione capace di risucchiare le correnti d'aria dal Nord Africa, che sono normalmente calde ma vengono rese ancora più torride dal riscaldamento climatico...Queste correnti partono dal Marocco, attraversano la penisola iberica, l'ovest della Francia e l'Italia settentrionale». È il percorso degli anticicloni che hanno reso lo scorso giugno il più caldo della storia nell'Europa occidentale, sempre secondo Copernicus, con 3 gradi in più rispetto alla media. 

...I punti interrogativi sulla goccia fredda dell'Atlantico non finiscono però qui.
La sua origine potrebbe infatti essere duplice. Da un lato c'è la fusione dei ghiacci della Groenlandia, che riversa in mare acqua a bassa temperatura. Dall'altro c'è un fenomeno più preoccupante: l'indebolimento della Corrente del Golfo. Battezzata il "nastro trasportatore" dell'Atlantico, fa fluire il calore del Golfo del Messico fino alle coste britanniche. 

...Fra le conseguenze più subdole e pericolose del riscaldamento climatico c'è proprio il rallentamento del "nastro trasportatore". Al momento, si è calcolato, la sua forza è al livello minimo degli ultimi mille anni. L'Ipcc (l'agenzia dell'Onu che studia il riscaldamento climatico) giudica un suo completo stallo
"poco probabile" ma eventualmente foriero di "conseguenze drammatiche". E la goccia fredda potrebbe essere un precursore poco rassicurante....

Foto G. Scotto di Clemente 

venerdì 10 luglio 2026

 

L’insostenibile ignoranza del caldo

Da "Il Manifesto" - 09/07/26

...Il fisico Edward Teller, padre della bomba all’idrogeno, per esempio, avverte i dirigenti dell’industria petrolifera che l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, causato dall’attività dell’industria stessa, porterà un grave riscaldamento entro la fine del secolo. Era il 1959. 

... Non erano solo gli scienziati, erano le compagnie di combustibili fossili. Dentro le aziende, molti già sapevano che avrebbe fatto caldo. Nel 1979, uno studio interno condotto dalla compagnia di combustibili fossili ExxonMobil e contrassegnato come “confidenziale”, rivelava che un uso incontrollato dei combustibili fossili avrebbe portato a “drammatici cambiamenti climatici” entro i settantacinque anni successivi e che, per evitarlo, sarebbero stati necessari “cambiamenti radicali nei modelli di consumo energetico”.

Il rapporto, redatto da Steve Knisely della Divisione di Ingegneria e Pianificazione dell’azienda, avvertiva che, a meno che non fossero stati imposti limiti alle emissioni, “si sarebbero verificaticambiamenti di temperatura evidenti intorno al 2010, quando la concentrazione avrebbe raggiunto le 400 ppm” e che “cambiamenti climatici significativi” si sarebbero verificati intorno al 2035, “quando la concentrazione si sarebbe avvicinata alle 500 ppm”. Ppm significa “parti per milione” e, in questo contesto, è un valore che indica la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Basta sapere che più alta è la cifra di ppm, meno è buona la notizia per noi. Oggi, il valore misurato è di circa 430ppm.

...Il cambiamento climatico è causato soprattutto dall’attività dell’industria di gas e petrolio. Se A è uguale B e B è uguale C… Il fatto più importante riguardo al riscaldamento globale, ovvero che per prevenirlo sarebbe necessaria una rapida transizione dal carbone, petrolio e gas, ha sempre rappresentato la minaccia esistenziale per l’industria di combustibili fossili, sottolinea il ricercatore Benjamin Franta in un libro sullo studio dell’ignoranza, “L’ignoranza smascherata: saggi sulla nuova scienza dell’agnotologia”.

Le industrie non negavano solo il problema ma si misero a promuovere l’idea che la crisi climatica potesse essere risolta senza cambiare il sistema energetico fondato sul fossile.

Ancora una volta, non serve una conoscenza approfondita della scienza del clima per sapere che se vuoi mentire, la via più semplice è nascondere, ma quella più efficace è manipolare. Chi ha interesse ad ostacolare l’azione per il clima e per la salute agisce con successo da oltre cinquant’anni. L’industria fossile, i politici, le lobby e le associazioni di categoria che fanno gli interessi del gas e del petrolio hanno orchestrato una campagna di disinformazione sul clima durata decenni al fine di manipolare i fatti della scienza ed evitare l’azione.

...L'articolo originale 

 

domenica 21 giugno 2026

 

Una crisi ingiusta, una sobrietà necessaria

 

(...) La disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo si riflette anche all’interno dei singoli paesi, mostrando come la crisi climatica sia non solo una questione geografica, ma anche di classe. All’interno dell’Unione europea, lo 0,1% più ricco della popolazione emette in una sola settimana quanto il 50% più povero in un anno. Per non superare il limite dei 2°C fissato dagli Accordi di Parigi, il 50% più povero degli europei dovrebbe ridurre le proprie emissioni solo marginalmente, mentre l’1% più ricco dovrebbe tagliarle di circa il 97%. 

Con questi dati alla mano, appare paradossale che le strategie di decarbonizzazione europee non tengano conto né delle enormi disuguaglianze nelle emissioni né dei bisogni fondamentali della popolazione.

Orgosolo 

 

Il caso dei trasporti è emblematico. In Europa e in Italia, la decarbonizzazione si fonda soprattutto sulla sostituzione tecnologica, dal motore termico a quello elettrico, e inoltre sulla tassazione delle emissioni, rendendo i combustibili fossili più costosi. Eppure, sono proprio le famiglie a basso reddito a dipendere maggiormente dall’automobile: per chi guadagna meno di 15.000 euro annui, il 72% degli spostamenti avviene in auto, contro il 56,4% di chi supera i 25.000 euro. Come mostrano i dati del Rapporto sulla mobilità degli Italiani, la dipendenza dell’auto è significativamene più alta nelle fasce di reddito più basse e nei territori meno serviti dal trasporto pubblico.

Una strategia orientata alla sobrietà dovrebbe partire da questa realtà e affrontare le cause strutturali della dipendenza dall’automobile. In un paese come l’Italia, dove il 90% del traffico passeggeri avviene su strada e almeno 7,3 milioni di persone vivono in aree con un’offerta insufficiente di trasporto pubblico, il margine di miglioramento è enorme. Serve quindi un approccio sistemico, capace di avvicinare i servizi essenziali ai luoghi di vita e rendere possibile spostarsi comodamente con il trasporto pubblico o la bicicletta...

L'articolo completo in Jacobin Italia 

Fotografia G. Scotto di Clemente 

 

domenica 7 giugno 2026

 La climatologa Kate Marvel...

 

Da "La Repubblica" - 07/06/2026

...«Abbiamo preso a calci il Pianeta e non sappiamo come reagirà. Ora, per affrontare la crisi, non serve un ottimismo cieco e la speranza non va usata come scusa. Bisogna invece essere consci che grazie ai dati, alla scienza, possiamo vedere chiaramente il futuro: con la crisi climatica le condizioni ambientali e i problemi stanno peggiorando, ma è anche vero che le soluzioni stanno migliorando e allora dobbiamo finalmente applicarle». 

L'obbligo dei ricercatori è «aggiornare il contratto, il patto fra scienza e società» e mostrare a tutti queste soluzioni: «Se 10 anni fa mi avessero detto che eolico e solare sarebbero stati i metodi più economici per generare elettricità non ci avrei mai creduto. Invece oggi sono una realtà, una tendenza positiva che dobbiamo in tutti i modi accelerare». 

Provano a fermare noi scienziati, ma abbiamo gli strumenti, le soluzioni che potrebbero aiutare a uscire da questa crisi: quello che andrebbe bloccato invece, la miglior maniera per prevenire il riscaldamento, è l'uso di fossili, il taglio delle foreste, la predazione degli oceani».

Groenlandia 2025


In questo, ogni Paese dovrebbe fare la propria parte, perché se aspettiamo «un governo mondiale che coordini un'azione globale beh, credo che non accadrà mai. Al contrario però se tutti noi ragionassimo con una lingua universale, come per esempio la matematica, la scienza, allora troveremmo risposte».


Promette, Marvel, di continuare la sua battaglia perché senza la ricerca e l'analisi «un dato è solo uno zero e un uno su un hard drive» ma se si coinvolge di più la società allora «i dati insieme all'esperienza umana possono favorire il cambiamento». 

In fondo, per lei che è una «ottimista patologica» non è nemmeno più una questione di speranza, ma di volontà dal basso: «Sappiamo cosa fare, abbiamo le soluzioni. Il fatto di sperare di riuscirci o meno è
irrilevante: dobbiamo farlo e basta».

 Fotografia di G. Scotto di Clemente

mercoledì 4 febbraio 2026

 Clima e attività sociali ed economiche

 

S’intitola Indicators of Global Climate Change 2024: annual update of key indicators of the state of the climate system and human influence, questo nuovo rapporto che documenta, tra le altre cose, quanto impattano davvero le attività legate all'organizzazione sociale ed economica sulla crisi climatica in corso.

Il report racconta infatti di un 2024 in cui l’aumento osservato della temperatura superficiale globale è di 1,52 °C, di cui 1,36 °C attribuibili a queste attività in conseguenza di emissioni globali di gas serra che sono ancora ai massimi storici e stanno riducendo le probabilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Numeri che ben sottolineano l’urgenza di arrivare ad una società a zero emissioni di gas climalteranti.

«Dieci indicatori di cambiamento globale, dalle emissioni di gas serra alle temperature medie della superfice della terra, inclusa l’attribuzione ad attività umane, raccontano e quantificano il cambiamento climatico e le sue conseguenze, come l’aumento del riscaldamento degli oceani, il tasso di rialzamento del livello del mare e l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi in tutto il mondo»...


 

 

venerdì 21 novembre 2025

 

 Impronte dei gradienti sulla Terra

Contributo ricavato dalla relazione di Carlo Doglioni - Acc. Sc. Torino Atti 4 (2024), 

(...) Nella storia della vita sulla Terra – valutiamo l’esplosione demografica degli ultimi 150 anni in cui come esseri umani siamo cresciuti da 1 a 8 miliardi – riconosciamo un gradiente demografico esplosivo. In paleontologia è noto che spesso, quando c’è stata una crescita demografica così veloce e improvvisa di una determinata specie, tale evento si è rivelato il prodromo dell’estinzione della stessa specie, ed è quindi importante riconoscere questi gradienti demografici; significa rendersi conto del problema e del rischio cui andiamo incontro. Se prendiamo un singolo strato di rocce sedimentarie di una parete delle nostre Alpi o Appennini, questo può rappresentare il lasso temporale della precessione, quindi 26.000 anni: per la storia dell’uomo è un lasso temporale enorme, per la storia della Terra un istante; ma è solo nell’ultimo secolo che si è generato un gradiente demografico allarmante, supportato dalla tecnologia e dalla possibilità di produzione estensiva di cibo, che ha generato una richiesta sempre più forte di energia e quindi maggiore inquinamento di CO2 in atmosfera, che ha superato le 400 parti per milione rispetto alle 280 circa di età pre-industriale. Tutto ciò sta comportando il riscaldamento climatico che determina maggiore evaporazione degli oceani e quindi fenomeni di rilascio d’acqua dall’atmosfera sempre più estremi e frequenti, con gradienti di pressione in atmosfera che determinano venti sempre più veloci e distruttivi, anche oltre i 200 km/h, come è successo in nord Italia nell’autunno del 2018 (tempesta Vaia).
 

Ilulissat - luglio 2025

Vent’anni fa si pensava che la calotta glaciale della Groenlandia si sarebbe sciolta in circa 1000 anni, ma con l’attuale aumento esponenziale della temperatura sia degli oceani sia dell’atmosfera, ora sappiamo che questa finestra temporale sarà molto più breve: la perdita dei ghiacci groenlandesi significherà un innalzamento del livello del mare globale di 6-7 m, un valore terrificante per tutte le aree costiere popolate nel mondo. Stiamo quindi rapidamente uscendo dal periodo Quaternario, segnato da un generale raffreddamento del clima terrestre e caratterizzato da glaciazioni, ed entrando nell’Antropocene.
Stiamo assistendo inoltre a una importante estinzione di massa, la sesta estinzione di massa globale, con importante perdita di biodiversità a causa del gradiente termico che si è innescato.
Viviamo gradienti demografici in maniera molto asimmetrica: la popolazione africana sta crescendo a una velocità di oltre 70%, mentre quella europea cresce di circa l’11%; inoltre il reddito pro-capite in Europa è molto più alto di quello in Africa. Questi due gradienti determinano inevitabilmente una migrazione dall’Africa all’Europa a cui assistiamo quotidianamente con le tragedie in mare che scuotono le nostre coscienze. (...)

Foto di G. Scotto di Clemente 

lunedì 6 ottobre 2025

 Italia sempre più vulnerabile: le zone a rischio dissesto crescono del 15%

Ambiente. Nel report di Ispra il pericolo frane interessa il 23% del territorio, 70.000 chilometri quadrati. A determinare il dato eventi idro-meteorologici giudicati di eccezionale intensità ma anche l’aumento del monitoraggio

Da "Il Sole 24 ore" - 6/10/2025

Il periodo 2022- 2024, come ricostruisce il quarto “Rapporto Ispra sul Dissesto idrogeologico in Italia” (Edizione 2024) «è stato segnato da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità». Accadimenti quali
«le esondazioni diffuse lungo le aste fluviali principali e secondarie nelle Marche del settembre 2022, le colate rapide di fango e detriti nell’isola di Ischia nel novembre 2022 con 12 morti, le alluvioni in Emilia-Romagna nel maggio 2023, con danni stimati in 8,6 miliardi di euro, le intense precipitazioni in Valle d’Aosta e Piemonte settentrionale nel giugno 2024», ricostruiscono i ricercatori.
Il risultato è un aumento del 15% della superficie del territorio italiano pericoloso per la presenza di frane. 

(...) Sul banco degli imputati, i ricercatori non hanno dubbi, ci sono i cambiamenti climatici che scatenano «un incremento della frequenza delle piogge intense e concentrate, con conseguente aumento delle frane superficiali, delle colate rapide di fango e detriti, delle alluvioni, incluse le flash flood (piene rapide e improvvise), amplificando il rischio con impatti anche su territori storicamente meno esposti». Un esempio? «Nel 2023 – racconta Trigila – a maggio nell’entroterra dell’Emilia-Romagna abbiamo avuto oltre 80mila frane, che sono un numero straordinariamente elevato. Basti considerare che solitamente parliamo di mille frane, al massimo 3mila, in un anno in tutta Italia».
(...) un aiuto è arrivato anche dall’intelligenza artificiale: «Chiunque infatti – conclude - può servirsi della piattaforma nazionale IdroGEO, (idrogeo.isprambiente.it/app, Ndr), che fornisce informazioni e risposte sul dissesto idrogeologico».

giovedì 11 settembre 2025

 "Scrivo i necrologi dei ghiacciai. Muoiono nel silenzio globale"

Da "La Stampa" - 11/09/2025
 
«Sono diventato il poeta che scrive i necrologi dei ghiacciai». Lo ammette Andri Snær Magnason, scrittore islandese. Nel 2019, insieme a scienziati e attivisti, ha organizzato il funerale del Okjökull, uno dei più celebri d'Islanda, il primo dell'isola a essersi completamente sciolto. La lapide in cima alla montagna è una lettera per il futuro che recita così: 
"Questo è un monumento per dimostrare che sapevamo ciò che stava succedendo e ciò che era necessario fare. Solo voi sapete se ce l'abbiamo fatta". 
Da quel giorno la stessa targa è stata posta negli ex-ghiacciai di Nepal, Francia, Messico e molti altri
Paesi. 
(...) Come era nata l'idea della targa?
«All'epoca, insieme a due antropologi, ci siamo chiesti: abbiamo monumenti per guerre ed eventi epocali; perché non "segnare" anche ciò che perdiamo nel presente? Okjökull (traduzione dall'islandese: il ghiacciaio dell'Ok) era il luogo perfetto già dal nome. Perché l'Ok non era più "ok", nel senso inglese del termine».
Il clima influenza anche il linguaggio?
«Nel caso del Okjökull la natura ha scelto il luogo giusto per farci capire l'emergenza. Ma il  cambiamento climatico è più rapido delle nostre capacità di adattarci, anche con la comunicazione. Il nostro Paese rischia lo stesso destino: l'Islanda, in inglese Iceland, senza "Ice" (ghiaccio) che nome avrà?». 
(...)L'ultimo epitaffio con le sue parole dove si trova?
«Sul ghiacciaio Yala sull'Himalaya (Nepal), uno dei più studiati, oggi non più considerato ghiacciaio attivo. Rientra tra gli oltre 60.000 che potrebbero scomparire in questo secolo». 
Ilulissat - Groenlandia - luglio 2025

(...)
Guerre e crisi geopolitiche spostano risorse e attenzione. Come fa a resistere, lei?
«Se fossi un complottista direi che le guerre servono a distrarci dalla lotta al cambiamento climatico. Non lo sono, ma è un dato che molti Paesi oggi spostano risorse su difesa e guerra che sarebbero cruciali per adattamento e transizione energetica. Io ho scelto di continuare il cammino: ero tentato anch'io di scrivere di Palestina o Ucraina, ma se non affrontiamo il clima, quelle guerre saranno
il preludio di conflitti futuri. Serve raccontare chi ce la fa. Non eroi mitici, ma modelli in ogni settore dell'economia. Molti pensano "so qual è il problema, ma cosa posso fare?". Ecco: bisogna mostrare strade concrete». — 

giovedì 5 giugno 2025

 Plastica, plastica...

 

Da "Repubblica" - 5/6/2025
 
...Per questo oggi, giorno in cui si celebra la Giornata mondiale dell’Ambiente, il tema centrale in difesa della natura è tornato ad essere la lotta a quell’inquinamento da plastica che, senza decisioni drastiche, secondo le stime dell’Onu triplicherà entro il 2040, riversando ogni anno negli oceani del mondodai 23 ai 37 milioni di tonnellate di rifiuti.
Tenendo conto di quanto i mari già soffrono fra acidificazione, surriscaldamento e perdita di biodiversità, per molti scienziati sarebbe una catastrofe.
Parallelamente, la produzione di plastica sta intanto aumentando le emissioni che provocano la crisi del clima. Ricercatori cinesi lo hanno anche dimostrato: di 400 milioni di tonnellate di plastica prodotte in un anno solo 38 milioni sono stati realizzati con polimeri riciclati, tutto il resto invece è prodotto da fossili come carbone e petrolio che alimentano le emissioni.
E allora si è arrivati al punto che l’unica via possibile per aiutare l’ambiente sia limitare alla base la produzione di plastica. Di questo discutono ormai da anni 100 Paesi impegnati a trovare un’intesa sul “Trattato globale sull’inquinamento da plastica”. 
Ovviamente produttori di combustibili fossili, come Arabia Saudita e Russia, si oppongono all’idea di limitazioni, ma decine di altre realtà tra cui Ue, Corea del Sud o Australia - chiedono invece riduzioni globali che siano giuridicamente vincolanti, oltre all’eliminazione graduale di alcune sostanze chimiche e dei monouso. 
Esattamente fra due mesi, a Ginevra, ci sarà un nuovo round dei negoziati: finora sono tutti falliti e quella svizzera sembra quindi l’ultima spiaggia non solo per aiutare il pianeta, ma anche per dimostrare che il multilateralismo funziona ancora e che, in vista della conferenza sul clima che si terrà a novembre in Amazzonia (COP30), esiste una via alternativa al “trivellare... 

giovedì 22 maggio 2025

 Lotta ai reati ambientali

 

Da "Domani" del 22/05/2025 



domenica 4 maggio 2025

 

ll ghiaccio marino antartico scende a un minimo quasi record nel 2025

 

Dal 2017, l'area di ghiaccio marino antartico ha costantemente stabilito bassi livelli storici, evidenziando una preoccupante tendenza ai cambiamenti climatici. Questo declino in corso ha un impatto sulle correnti oceaniche globali, sui modelli meteorologici e sugli ecosistemi.

Il 25 febbraio 2025, il ghiaccio marino antartico ha raggiunto la sua estensione minima per l’anno a 1,87 milioni di km2, segnando la settima estensione minima più bassa mai registrata. 

L'estensione misura l'8% in meno rispetto alla media, secondo il (CMEMS).

Questa visualizzazione dei dati, generata con i dati CMEMS, mostra l’estensione del ghiaccio marino antartico il 25 febbraio 2025 in bianco. L'estensione del ghiaccio marino di riferimento per febbraio è delineata in rosso.


 L'articolo originale

 

martedì 22 aprile 2025

L’ecologia integrale di Papa Francesco:

storia di una conversione

 

Da "Il Manifesto" . 22/04/2025

 

 

Quasi dieci anni fa, il 24 maggio del 2015, papa Francesco pubblica l’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune: «Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici» scrive il Pontefice, in una articolata riflessione nella quale riesce a toccare e a costruire i nessi tra riscaldamento globale, diritto all’acqua, perdita di biodiversità, inazione di fronte alla necessità impellente di ridurre le emissioni di gas climalteranti.

(...) Bergoglio spiegava il suo impegno con riferimento a San Francesco: «L’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità». Le sue riflessioni hanno così abbracciato un approccio che è stato definito ecologia integrale ispirando associazioni e movimenti in Italia e nel mondo, dialogando con Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, a cui spiegò che da cardinale non capiva «la forza con cui i vescovi brasiliani parlavano dei grandi problemi dell’Amazzonia» nella conferenza di Aparecida (2007), né che cosa c’entrasse col suo ruolo
di vescovo «la salute del polmone verde del mondo»: la sua è la storia di una conversione... 

 l’attenzione ai temi della terra, della casa (techo) e del lavoro (trabajo), le 3T che avrebbe caratterizzato una riflessione continuativa per il papa, quasi un’anticipazione della Laudato si’: «Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o
disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione»...

 

giovedì 20 marzo 2025

 Scioglimento dei ghiacciai

Da "Il Manifesto" - 20/03/2025
 
«GLI ANNI PEGGIORI DA QUANDO si raccolgono i dati sono stati in particolare gli ultimi
tre- specifica il glaciologo Riccardo Scotti, responsabile scientifico del Servizio Glaciologico
Italiano – e sono gli unici tre anni consecutivi in cui tutte le 19 aree montuose glacializzate del pianeta hanno visto una perdita di volume di ghiaccio: un dato assolutamente significativo». La conferma arriva anche dai dati appena pubblicati dalla World Metereological Organization (WMO), nel suo State of Climate 2024, in cui si legge che la più grande perdita triennale di massa glaciale mai registrata si è verificata negli ultimi tre anni, come anche le tre più basse estensioni di ghiaccio antartico. Gli ultimi tre anni sono stati critici in particolare per i ghiacciai italiani. Il monitoraggio del Servizio Glaciologico Italiano ha rilevato che il 2024 è andato meglio: è stata un’annata non fredda ma nevosa e questo
ha rallentato la riduzione volumetrica, che comunque continua.

SEMPRE IN BASE AI DATI PUBBLICATI su Nature, pur con entità variabile da una regione all’altra la deglaciazione riguarda tutte le catene montuose del pianeta, e – proporzionalmente al ghiaccio presente – raggiunge il massimo proprio in Europa centrale (Alpi e Pirenei), che in un quarto di secolo ha perso addirittura il 39% della sua massa glaciale censita nel 2000, rivelandosi estremamente sensibile agli effetti del riscaldamento globale. Tra i settori più colpiti seguono il Caucaso/Medio Oriente (-35%), Nuova Zelanda (-29%), Asia settentrionale, Usa e Canada occidentali (-23%). Più contenute (sempre in termini relativi) le perdite nell’Artico Russo e nel Nord dell’Artico Canadese (-3%), nonché nella fascia subantartica (-1,5%). 
(...)
«Negli ultimi 25 anni abbiamo visto alcune catene montuose dell’Europa centrale subire arretramenti molto più marcati, appunto le Alpi, i Pirenei, il Caucaso, con perdita di volume di ghiaccio pari quasi a 40%, che rappresenta il dato più significativo a livello mondiale, mentre nell’Artico alcune zone arrivano al massimo al 5%; c’è’ quindi una grande range di diversificazione, anche se il dato comune è che tutte, ma proprio tutte le catene montuose vedono un segno meno».

ANCHE LA RIPERCUSSIONE SULLE RISERVE idriche è diversa da zona a zona.

«Nonostante le alpi sono le catene montuose che più hanno subito arretramenti – continua Scotti – per motivi essenzialmente climatici il contributo che danno i ghiacciai alpini in termini di riserva idrica è meno fondamentale rispetto all’Himalaia (vedi articolo qui sotto) o le Ande dove milioni di persone vivono in bacini idrografici largamente alimentati dai ghiacciai. Le ghiacciaie delle Alpi hanno un interesse altamente specifico: nei momenti di siccità evitano che i fiumi vadano in secca completa. Hanno questo importante ruolo di regolatore dei regimi fluviali, senza differenze enormi a livello alpino, perché tutta la catena essenzialmente riceve dei grossi quantitativi di precipitazioni rispetto a quello che è poi il bilancio idrico; quindi la perdita dei ghiaccia riduce questo contributo regolatore.

L’EFFETTO MAGGIORE SUI FIUMI LEGATO all’aumento delle temperature sarà dato da altre componenti, ad esempio la riduzione delle nevicate; se si riduce il manto nevoso che copre le Alpi, cambia il regime idrologico del fiume: il picco di portata si anticipa in primavera, il fiume si presenta con una portata alta in inverno quando serve a poco, mentre in estati sempre più calde i fiumi aumenteranno la tendenza ad andare in secca».
 
Aletsch - Alpi svizzere


GLI EFFETTI PIU’ RILEVANTI DELLA RITIRATA dei ghiacciai si manifestano con l’innalzamento degli oceani: secondo lo studio il ghiaccio perso è equivalente a un aumento del livello marino di 18 millimetri, a cui va sommato il contributo di fusione delle calotte polari, soprattutto la Groenlandia, e della dilatazione termica delle acque oceaniche divenute più calde, per un totale di circa 8 centimetri di aumento del livello marino nel medesimo periodo 2000-2023. 

 

mercoledì 19 marzo 2025

 Pinguini 2025

 

Domenica 16/03 alla base neozelandese Robert Scott sono passati circa 50 pinguini imperatore. Hanno superato il ghiaccio marino appena formato e si sono diretti direttamente in mare aperto. Individua il giovane di Adelia che ha accompagnato il viaggio

📸 Peter McCarthy

 



 

martedì 4 marzo 2025

 Ancora centrali termo nucleari?

 

 Armaroli: «Le centrali che vuole il governo non esistono»
 
Da "Il Manifesto" - 04/03/2025
 
Armaroli dirigente di ricerca del Cnr: «L’azienda che stava sviluppando il nucleare modulare ha chiuso il progetto. L’Italia e l’Europa non hanno materia prima. Il più grande player è Rosatom, di proprietà del governo russo. Contro di essa ci si è ben guardati da imporre sanzioni»
(...)
Ieri il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin si è arrampicato su specchi molto inclinati cercando di spiegare il motivo per cui il provvedimento non sarebbe in contrasto con la volontà espressa dai cittadini di cancellare il nucleare con due referendum nel 1987 e nel 2011. 
«Questa scelta, dopo un’analisi fatta anche con molti giuristi, non va a contrastare i referendum. Il ddl dice chiaro che non ci saranno più le grandi centrali. È un po’ come un referendum su un motociclo anni Trenta e poi una Ferrari di oggi». 
 
La Ferrari di cui parla, però, non c’è, come spiega Nicola Armaroli, dirigente di ricerca presso il Cnr: «Si continua a parlare di una tecnologia che non esiste. Questo fa sì, tra l’altro, che non si possa sapere quanto costano queste nuove centrali. E io mi chiedo qual è la base numerica di un business plan in base al quale questo governo dice che l’energia prodotta dalle centrali costerà meno. Sulle bollette non si può scherzare».
A febbraio è stato audito alla Camera: ha spiegato che le tecnologia su cui punta l’Italia non ci sono. Che cosa intende dire?
La prima azienda che stava sviluppando il nucleare modulare su piccola scala, NuScale, alla fine del 2023 ha annunciato che chiude il progetto. Si tratta di un’azienda Usa, la prima ad avere ottenuto l’autorizzazione a mettere sul mercato un reattore da 77 megawatt. Arrivati però al dunque, con l’impianto già venduto a un paio di aziende, ha dovuto ammettere che le stime promesse sui costi di produzione di energia elettrica erano errate, che il prezzo reale sarebbe stato ben più alto rispetto a quanto prospettato. In Francia, invece, Edf ha abbandonato il piano di realizzare quelli che si chiamano Smr, Small modular nuclear reactors. Questi sono i fatti. L’idea dei Smr non è nuova. Prima però occorre un prototipo credibile dai costi certi e poi fabbriche che lo producono in serie. Il governo dovrebbe essere più esplicito su questo dettaglio.
Grafici alla mano, nella sua audizione ha sfatato anche il mito di un presunto
rinascimento nucleare. Qual è la realtà?
(...)
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nuclear_Accident.png


L’Italia e l’Europa non dispongono di materia prima. Il più grande player del settore nucleare è Rosatom, una società di proprietà del governo russo, che dispone di una filiera integrale del nucleare. Contro di essa ci si è ben guardati da imporre sanzioni, anche perché questo avrebbe creato seri problemi a numerose centrali in tutto il mondo, alle quali fornisce ad esempio le barre di combustibile. Oggi i dominatori della tecnologia nucleare, che nelle economie di mercato ha fallito, sono Cina e Russia. Questa è la situazione. E non si capisce perché se sulle risorse e tecnologie russe e cinesi facciamo tanti distinguo, l’idea che dominino nella filiera nucleare passi sotto silenzio. 
(...)
Non esiste un paese al mondo a economia di mercato dove il nucleare sta in piedi da solo. Quindi il decreto certifica che il nucleare non si farà. A meno che non si voglia aggirare l’ostacolo, considerando «private» le grandi aziende nazionali partecipate a maggioranza dallo Stato.
Quanti sarebbero i reattori in costruzione in Italia?
Decine di piccoli reattori, indicativamente tra 50 e 200, quindi molto diffusi lungo lo Stivale.
Ho però l’impressione che il nucleare sia soprattutto un argomento politicamente comodo.
Si dichiara di risolvere un problema (bollette alte). Tanto poi, coi tempi biblici in gioco, la
patata bollente toccherà a qualcun altro.

martedì 25 febbraio 2025

 COP16 a Roma

Da "Domani" del 25/02/2025

 


 

giovedì 23 gennaio 2025

 

Il più grande iceberg del mondo si dirige a nord dopo essere sfuggito al vortice

 

L'iceberg più grande del mondo è di nuovo in movimento dopo essere stato intrappolato in un vortice per la maggior parte dell'anno.

A23a è 3.800 kmq, che è più del doppio della Grande Londra, ed è spesso 400 m. Si è liberato dall'Antartide nel 1986, anche se presto è rimasto bloccato appena al largo della costa.

Lo spessore dell'iceberg indicava che il suo fondo toccava la base del Mare di Weddell, parte dell'Oceano Antartico, dove rimase fermo per più di 30 anni.

Ha iniziato a muoversi verso nord nel 2020 ma, dalla primavera, ha incominciato a giare su se stesso catturato da una colonna di acqua ruotante vicino alle isole Orcadi meridionali.

Venerdì il British Antarctic Survey (BAS) ha dichiarato che ora si sta allontanando ulteriormente verso nord.

Si pensa che A23a alla fine lascerà l'Oceano Antartico ed entrerà nell'Oceano Atlantico dove incontrerà acque più calde e probabilmente si romperà in iceberg più piccoli e alla fine si scioglierà.


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venerdì 17 gennaio 2025

 

Le piccole cose fanno sciogliere le grandi piattaforme di ghiaccio

 

A migliaia di chilometri di lunghezza e centinaia di metri di profondità, le piattaforme di ghiaccio antartiche sono massicce. Eppure gli scienziati dicono che sono i processi fisici su piccola scala che si verificano al confine tra il ghiaccio e l’oceano che determinano il loro destino, compresa la velocità con cui si sciolgono.

In questo “strato di rimbalzo” di spessore al millimetro, il sale e il calore dall’oceano interagiscono con la base di piattaforme di ghiaccio galleggianti che frappongono il continente antartico, innescando lo scioglimento che contribuisce all’innalzamento del livello del mare.

Uno schema della circolazione oceanica sulla piattaforma continentale antartica. La fusione dal basso è guidata dalla presenza di sale e calore dall'Oceano Antartico attraverso l'acqua profonda Circorpolare (CDW). Questo scioglimento influenza la formazione di acqua di fondo antartico (AABW) che guida le correnti oceaniche in tutto il mondo. La lente di ingrandimento mostra la posizione dello strato limite salino. Eddies (idromassaggi colorati rossi) creati dall'acqua di fusione dolce all'interno dello strato limite può essere visto circolare sotto la piattaforma di ghiaccio in pendenza, attingendo acqua di mare relativamente più calda al confine di ghiaccio (la scala mostra una distanza in metri lungo la pendenza). La forza dei saldi è fornita in una scala di tronchi (flussi più forti sono in giallo e rosso). I c. e v sono tipici spessori di salinità e velocità di strato limite, rispettivamente.

 

“I recenti progressi nelle simulazioni al computer hanno permesso agli scienziati di modellare lo strato limite per la prima volta e scoprire nuovi modelli di fusione a seconda delle condizioni oceaniche e della geometria del ghiaccio. Allo stesso tempo, gli scienziati hanno usato robot all’avanguardia e che osservano l’oceano, per rivelare un “paesaggio di ghiaccio” molto complicato sul lato inferiore delle piattaforme di ghiaccio, con fossette di ghiaccio su scala di metri, terrazze ripide e scoop su scala di chilometri, che influenzano lo scioglimento e il congelamento”.


Queste scoperte indicano un sistema ghiaccio-oceano strettamente accoppiato in cui la fusione, la circolazione e la geometria del ghiaccio si evolvono insieme.

“Incorporare questi processi in modelli climatici e a livello del mare rappresenta una grande sfida per gli scienziati, ma è essenziale per ridurre l’incertezza nelle previsioni del livello del mare”...

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Foto di G. Scotto di Clemente, 2007.

 

sabato 11 gennaio 2025

 

Antartide: la campagna di perforazione raggiunge un ghiaccio antico di oltre 1,2 milioni di anni

 

Nel remoto sito di Little Dome C in Antartide, un gruppo di ricerca che rappresenta dodici istituzioni scientifiche di dieci nazioni europee ha appena raggiunto una pietra miliare storica per la scienza del clima. Come parte del progetto Beyond EPICA - Oldest Ice, finanziato dall'Europa, il team ha concluso con successo una campagna di perforazione decisiva, raggiungendo la profondità di 2.800 metri, dove la calotta glaciale antartica incontra il fondamento roccioso.


Il ghiaccio estratto conserva una memoria senza precedenti della storia climatica della Terra, informazioni continue sulle temperature atmosferiche e campioni incontaminati di vecchia aria con gas serra che coprono oltre 1,2 milioni di anni fa.

“Abbiamo segnato un momento storico per la scienza del clima e dell’ambiente” commenta Carlo Barbante, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, socio associato senior dell’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche d’Italia (Cnr-Isp) e coordinatore di Beyond EPICA. “Questo è il più lungo record continuo del nostro clima estratto da un nucleo di ghiaccio e può rivelare l’interconnessione tra il ciclo del carbonio e la temperatura del nostro pianeta. Questo risultato è stato reso possibile grazie alla straordinaria collaborazione di vari istituti di ricerca europei e al lavoro dedicato di scienziati e personale logistico nel settore negli ultimi dieci anni”. 

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mercoledì 27 novembre 2024

 L’inverno resta senza neve

 

... Uno studio pubblicato su Nature ricorda che l’Artico si surriscalda quattro volte più rapidamente del resto della Terra. La stessa accelerazione investe tutte le terre estreme in alta quota. Anche sulle Alpi, dove gli impianti da sci stanno per inaugurare la stagione, per ora la neve naturale e il freddo scarseggiano. Solo in alcune località di Francia e Svizzera, sopra i 2500 metri, i fiocchi  hanno permesso le prime discese.Lo spettro del caldo, a quote inferiori, frena perfino la produzione di neve programmata: inutile e costoso consumare acqua per imbiancare i caroselli, con la prospettiva di assistere allo scioglimento del manto sparato sui tracciati.
 
Patagonia 1998

L’allarme inverno non risparmia le più iconiche regioni di montagna. Uno studio pubblicato su Scientific Reports avverte che rischiano di scomparire presto anche i ghiacciai della Patagonia, nel Sud dell’Argentina. In 4500 degli ultimi 6 mila anni, pari al 76% del tempo, sono state le precipitazioni nevose a determinare ritiro e avanzata dei loro fronti. L’arretramento ormai è costante e a innescarlo è il caldo. Solo se il riscaldamento del clima non superasse 1,5 gradi nel prossimo secolo, la neve invernale potrebbe conservare il ghiaccio: le temperature invece in Patagonia, nei prossimi cinque decenni, sono
stimate in aumento di 2,8 gradi.

In agonia è la stessa catena himalayana. Tra Pakistan, Nepal, India e Cina il ghiaccio è ormai confinato poco sotto quota 6 mila metri. I nevai dei 14 Ottomila, anche in queste settimane, si sciolgono con una rapidità che i climatologi asiatici definiscono «spaventosa». La fusione fa esondare torrenti e fiumi a centinaia di chilometri di distanza dalle morene: decine di laghi sono a un passo dal tracimare. Città e villaggi, a valle dei bacini in piena, vivono nell’incubo quotidiano di essere evacuati, o spostati per
sempre.
Pakistan, Nagna Parbat 2001

Dopo l’Africa anche l’intera Asia, dove la vita dipende dai ghiacciai e dalla neve che i monsoni accumulano sull’Himalaya, distribuendola nelle campagne durante i mesi secchi, fronteggia le prime migrazioni interne innescate dal clima sconvolto. 

In Europa il cronico ritardo del freddo e l’imprevedibilità della neve impongono un nuovo modello economico, turistico e sportivo. Nella Lapponia senza fiocchi le renne di Babbo Natale possono volare, sulle Alpi i turisti, prima ancora dell’inverno, non si rassegnano a fare a meno di sciare.


Da "La repubblica" - 27/11/2024
Foto di G. Scotto di Clemente