venerdì 10 luglio 2026

 

L’insostenibile ignoranza del caldo

Da "Il Manifesto" - 09/07/26

...Il fisico Edward Teller, padre della bomba all’idrogeno, per esempio, avverte i dirigenti dell’industria petrolifera che l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, causato dall’attività dell’industria stessa, porterà un grave riscaldamento entro la fine del secolo. Era il 1959. 

... Non erano solo gli scienziati, erano le compagnie di combustibili fossili. Dentro le aziende, molti già sapevano che avrebbe fatto caldo. Nel 1979, uno studio interno condotto dalla compagnia di combustibili fossili ExxonMobil e contrassegnato come “confidenziale”, rivelava che un uso incontrollato dei combustibili fossili avrebbe portato a “drammatici cambiamenti climatici” entro i settantacinque anni successivi e che, per evitarlo, sarebbero stati necessari “cambiamenti radicali nei modelli di consumo energetico”.

Il rapporto, redatto da Steve Knisely della Divisione di Ingegneria e Pianificazione dell’azienda, avvertiva che, a meno che non fossero stati imposti limiti alle emissioni, “si sarebbero verificaticambiamenti di temperatura evidenti intorno al 2010, quando la concentrazione avrebbe raggiunto le 400 ppm” e che “cambiamenti climatici significativi” si sarebbero verificati intorno al 2035, “quando la concentrazione si sarebbe avvicinata alle 500 ppm”. Ppm significa “parti per milione” e, in questo contesto, è un valore che indica la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Basta sapere che più alta è la cifra di ppm, meno è buona la notizia per noi. Oggi, il valore misurato è di circa 430ppm.

...Il cambiamento climatico è causato soprattutto dall’attività dell’industria di gas e petrolio. Se A è uguale B e B è uguale C… Il fatto più importante riguardo al riscaldamento globale, ovvero che per prevenirlo sarebbe necessaria una rapida transizione dal carbone, petrolio e gas, ha sempre rappresentato la minaccia esistenziale per l’industria di combustibili fossili, sottolinea il ricercatore Benjamin Franta in un libro sullo studio dell’ignoranza, “L’ignoranza smascherata: saggi sulla nuova scienza dell’agnotologia”.

Le industrie non negavano solo il problema ma si misero a promuovere l’idea che la crisi climatica potesse essere risolta senza cambiare il sistema energetico fondato sul fossile.

Ancora una volta, non serve una conoscenza approfondita della scienza del clima per sapere che se vuoi mentire, la via più semplice è nascondere, ma quella più efficace è manipolare. Chi ha interesse ad ostacolare l’azione per il clima e per la salute agisce con successo da oltre cinquant’anni. L’industria fossile, i politici, le lobby e le associazioni di categoria che fanno gli interessi del gas e del petrolio hanno orchestrato una campagna di disinformazione sul clima durata decenni al fine di manipolare i fatti della scienza ed evitare l’azione.

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domenica 21 giugno 2026

 

Una crisi ingiusta, una sobrietà necessaria

 

(...) La disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo si riflette anche all’interno dei singoli paesi, mostrando come la crisi climatica sia non solo una questione geografica, ma anche di classe. All’interno dell’Unione europea, lo 0,1% più ricco della popolazione emette in una sola settimana quanto il 50% più povero in un anno. Per non superare il limite dei 2°C fissato dagli Accordi di Parigi, il 50% più povero degli europei dovrebbe ridurre le proprie emissioni solo marginalmente, mentre l’1% più ricco dovrebbe tagliarle di circa il 97%. 

Con questi dati alla mano, appare paradossale che le strategie di decarbonizzazione europee non tengano conto né delle enormi disuguaglianze nelle emissioni né dei bisogni fondamentali della popolazione.

Orgosolo 

 

Il caso dei trasporti è emblematico. In Europa e in Italia, la decarbonizzazione si fonda soprattutto sulla sostituzione tecnologica, dal motore termico a quello elettrico, e inoltre sulla tassazione delle emissioni, rendendo i combustibili fossili più costosi. Eppure, sono proprio le famiglie a basso reddito a dipendere maggiormente dall’automobile: per chi guadagna meno di 15.000 euro annui, il 72% degli spostamenti avviene in auto, contro il 56,4% di chi supera i 25.000 euro. Come mostrano i dati del Rapporto sulla mobilità degli Italiani, la dipendenza dell’auto è significativamene più alta nelle fasce di reddito più basse e nei territori meno serviti dal trasporto pubblico.

Una strategia orientata alla sobrietà dovrebbe partire da questa realtà e affrontare le cause strutturali della dipendenza dall’automobile. In un paese come l’Italia, dove il 90% del traffico passeggeri avviene su strada e almeno 7,3 milioni di persone vivono in aree con un’offerta insufficiente di trasporto pubblico, il margine di miglioramento è enorme. Serve quindi un approccio sistemico, capace di avvicinare i servizi essenziali ai luoghi di vita e rendere possibile spostarsi comodamente con il trasporto pubblico o la bicicletta...

L'articolo completo in Jacobin Italia 

Fotografia G. Scotto di Clemente