domenica 21 giugno 2026

 

Una crisi ingiusta, una sobrietà necessaria

 

(...) La disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo si riflette anche all’interno dei singoli paesi, mostrando come la crisi climatica sia non solo una questione geografica, ma anche di classe. All’interno dell’Unione europea, lo 0,1% più ricco della popolazione emette in una sola settimana quanto il 50% più povero in un anno. Per non superare il limite dei 2°C fissato dagli Accordi di Parigi, il 50% più povero degli europei dovrebbe ridurre le proprie emissioni solo marginalmente, mentre l’1% più ricco dovrebbe tagliarle di circa il 97%. 

Con questi dati alla mano, appare paradossale che le strategie di decarbonizzazione europee non tengano conto né delle enormi disuguaglianze nelle emissioni né dei bisogni fondamentali della popolazione.

Orgosolo 

 

Il caso dei trasporti è emblematico. In Europa e in Italia, la decarbonizzazione si fonda soprattutto sulla sostituzione tecnologica, dal motore termico a quello elettrico, e inoltre sulla tassazione delle emissioni, rendendo i combustibili fossili più costosi. Eppure, sono proprio le famiglie a basso reddito a dipendere maggiormente dall’automobile: per chi guadagna meno di 15.000 euro annui, il 72% degli spostamenti avviene in auto, contro il 56,4% di chi supera i 25.000 euro. Come mostrano i dati del Rapporto sulla mobilità degli Italiani, la dipendenza dell’auto è significativamene più alta nelle fasce di reddito più basse e nei territori meno serviti dal trasporto pubblico.

Una strategia orientata alla sobrietà dovrebbe partire da questa realtà e affrontare le cause strutturali della dipendenza dall’automobile. In un paese come l’Italia, dove il 90% del traffico passeggeri avviene su strada e almeno 7,3 milioni di persone vivono in aree con un’offerta insufficiente di trasporto pubblico, il margine di miglioramento è enorme. Serve quindi un approccio sistemico, capace di avvicinare i servizi essenziali ai luoghi di vita e rendere possibile spostarsi comodamente con il trasporto pubblico o la bicicletta...

L'articolo completo in Jacobin Italia 

Fotografia G. Scotto di Clemente 

 

domenica 7 giugno 2026

 La climatologa Kate Marvel...

 

Da "La Repubblica" - 07/06/2026

...«Abbiamo preso a calci il Pianeta e non sappiamo come reagirà. Ora, per affrontare la crisi, non serve un ottimismo cieco e la speranza non va usata come scusa. Bisogna invece essere consci che grazie ai dati, alla scienza, possiamo vedere chiaramente il futuro: con la crisi climatica le condizioni ambientali e i problemi stanno peggiorando, ma è anche vero che le soluzioni stanno migliorando e allora dobbiamo finalmente applicarle». 

L'obbligo dei ricercatori è «aggiornare il contratto, il patto fra scienza e società» e mostrare a tutti queste soluzioni: «Se 10 anni fa mi avessero detto che eolico e solare sarebbero stati i metodi più economici per generare elettricità non ci avrei mai creduto. Invece oggi sono una realtà, una tendenza positiva che dobbiamo in tutti i modi accelerare». 

Provano a fermare noi scienziati, ma abbiamo gli strumenti, le soluzioni che potrebbero aiutare a uscire da questa crisi: quello che andrebbe bloccato invece, la miglior maniera per prevenire il riscaldamento, è l'uso di fossili, il taglio delle foreste, la predazione degli oceani».

Groenlandia 2025


In questo, ogni Paese dovrebbe fare la propria parte, perché se aspettiamo «un governo mondiale che coordini un'azione globale beh, credo che non accadrà mai. Al contrario però se tutti noi ragionassimo con una lingua universale, come per esempio la matematica, la scienza, allora troveremmo risposte».


Promette, Marvel, di continuare la sua battaglia perché senza la ricerca e l'analisi «un dato è solo uno zero e un uno su un hard drive» ma se si coinvolge di più la società allora «i dati insieme all'esperienza umana possono favorire il cambiamento». 

In fondo, per lei che è una «ottimista patologica» non è nemmeno più una questione di speranza, ma di volontà dal basso: «Sappiamo cosa fare, abbiamo le soluzioni. Il fatto di sperare di riuscirci o meno è
irrilevante: dobbiamo farlo e basta».

 Fotografia di G. Scotto di Clemente